PALEOLITICA STREET FEST

CATEGORIA
spazio pubblico | arte urbana

LUOGO

Rignano Garganico

ANNO
2026

INFO

Il progetto “PALEOLITICA STREET FEST” è un progetto di arte urbana, fortemente voluto dall’Amministrazione di Rignano Garganico, è finanziato nell’ambito del PNRR Componente M1C3 Turismo e Cultura 4.0 – Investimento 1.2 “Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi per consentire un più ampio accesso e partecipazione alla cultura”.

Le opere realizzate sono degli autori:

Il Comune di Rignano Garganico arricchisce il suo percorso artistico-contemporaneo en plain air con ulteriori cinque opere. Vanno ad aggiungersi alle opere della scorsa edizione, 5 nuovi murales realizzati dai cinque artisti in residenza nel più piccolo comune Garganico. Dal Veneto, dall’Emilia Romagna, dalle Marche, dalla Puglia e dalla Capitale, i cinque artisti si sono immersi nell’atmosfera della cittadina garganica, conoscendo la comunità e immergendosi nel patrimonio di Grotta Paglicci. Alessandra Carloni, Maria Checchia – in arte Maria-, Lucio Bologensi – in arte Basik-, Simone Carraro e Marco Mariangeli – in arte Marco Filicio-, sono stati chiamati a reinterpretare l’età del Paleolitico di Grotta Paglicci con cinque opere di arte urbana collocate all’interno del tessuto urbano di Rignano.

Se la prima edizione si era concentrata sulla reinterpretazione di alcune delle scoperte che caratterizzano il sito paleolitico, questa seconda edizione ha compiuto un passo ulteriore, lanciando una sfida visiva e concettuale ambiziosa: tracciare un ponte ed una linea di continuità ininterrotta tra le sfide dei nostri antenati e le grandi emergenze della contemporaneità.

I muri sono così diventati così uno specchio temporale. Attraverso il linguaggio dirompente della street art, il festival alla sua seconda edizione, ha esplorato cinque direttrici tematiche, cinque macro-aree in cui l’istinto primordiale si scontra e si fonde con l’attualità più stringente.

titolo opera : Silicio

L’opera crea un parallelismo tra la tecnologia della lavorazione della selce nel Paleolitico e quella contemporanea dell’intelligenza artificiale. Il soggetto, una mano nell’atto di lavorare una selce, presenta più dita del normale, richiamando i tipici errori delle prime immagini generate dall’IA, quando una tecnologia ancora in evoluzione faticava a rappresentare correttamente soggetti complessi come le mani. Se la selce, composta principalmente da diossido di silicio, è stata il fondamento della prima grande rivoluzione tecnologica dell’umanità, il silicio, elemento alla base dei microchip, è oggi il cuore della rivoluzione digitale e dell’intelligenza artificiale. Lo stesso materiale naturale è divenuto il presupposto di strumenti che hanno ampliato le capacità umane: forza e manualità ieri, calcolo, conoscenza e generazione di immagini oggi. Cambiano i mezzi, ma resta immutata la capacità dell’uomo di creare strumenti che ridefiniscono il suo rapporto con il mondo.

titolo opera : Donna Rapace

Il concept riflette il percorso evolutivo della figura femminile: dal passato ancestrale rappresentato dagli studi formali delle “Veneri” paleolitiche e i dettagli delle vesti e accessori della donna primitiva figurati quasi come una bozza o sketch su carta da disegno quadrettata, si giunge alla donna contemporanea, protagonista principale dell’opera consapevole e autodeterminata. L’aquila, scelta come animale daimon della protagonista, incarna lo spirito di libertà e la visione lucida necessarie per guardare al futuro. L’opera vuole unire rigore storico e slancio moderno, creando un dialogo profondo con lo spazio urbano storico attraverso tonalità calde e simbolismi potenti.

titolo opera : Il canto del capraro

Al centro dell’opera murale vi è la transumanza, un’antichissima tradizione pastorale del Gargano che qui si trasforma in una metafora del moto perpetuo dell’umanità. Attraverso quattro momenti chiave, il racconto visivo intreccia gli avvenimenti storici all’evoluzione dell’attività pastorale: dalle origini di una caccia primordiale all’alba dell’addomesticamento, passando per la dimensione magico-rituale delle comunità rurali, fino alle storiche lotte dei pastori locali contro gli invasori che nei secoli hanno sottratto le terre comuni e ridotto le fonti di sostentamento locali. Ai margini della composizione si ergono una quercia e un castagno: silenziose figure arboree e sentinelle secolari della foresta. Affondando le radici nella memoria della terra, questi alberi millenari assistono allo scorrere del tempo, all’avvicendarsi delle stagioni e al cammino eterno dell’esistenza umana.

titolo opera : Memento Vivere

L’ opera affronta la traccia “Connessioni: Il paradosso della società moderna” attraverso un drammatico confronto vis-à-vis tra due figure antitetiche, sospese in uno specchio temporale. A sinistra, una figura femminile racchiusa in un’armatura cibernetica rappresenta l’apice della contemporaneità digitale: un’umanità iper-connessa virtualmente, ma isolata e barricata dietro scudi tecnologici. A destra, sollevata ritualmente da una mano robotica, si erge una struttura scultorea a facce poligonali che ricompone le sembianze di un teschio umano. Caratterizzato da una scomposizione geometrica e acceso da vibranti tonalità azzurre, turchesi e blu, il cranio si trasforma in una gemma cristallina, sormontata da una corona geometrica stilizzata. Questa rappresentazione indica un richiamo cristallizzato alla memoria storica, alle radici del territorio e ai primi insediamenti di Homo sapiens di Grotta Paglicci. A guidare il significato del muro interviene il titolo: “MEMENTO VIVERE” (Ricordati di vivere). Ribaltando il classico concetto di memento mori, il teschio del passato non ammonisce sulla morte, ma esorta l’uomo alienato del presente a ritrovare il proprio istinto primordiale, la propria carne e i legami sociali autentici. Un invito a evadere dalla prigione invisibile del digitale per ricordarsi, finalmente, cosa significhi essere umani.

titolo opera: Climax Memoriae

L’opera nasce come riflessione sulla capacità dell’umanità di attraversare le grandi trasformazioni climatiche della propria storia, dalle glaciazioni preistoriche al surriscaldamento globale contemporaneo. Ispirata al patrimonio archeologico di Grotta Paglicci, non rappresenta eventi specifici ma costruisce un’allegoria del rapporto tra uomo, natura e tempo. Alla base, la calcite cristallina richiama il ghiaccio delle glaciazioni, periodi durante i quali l’uomo trovò riparo a Grotta Paglicci. Da questa matrice minerale emerge un tronco secco di castagno monumentale, tipico della Foresta Umbra e simbolo di memoria, resilienza e continuità attraverso il mutare del clima. In alto, un grande cardo si apre come un sole, evocando il surriscaldamento globale. Pianta tenace degli ambienti più aridi, rappresenta insieme la fragilità degli equilibri naturali e la capacità della vita di adattarsi alle condizioni più estreme. Accanto al tronco, il cervo – figura ricorrente nell’immaginario paleolitico – custodisce tra le sue corna un ciottolo inciso proveniente da Grotta Paglicci, simbolo della nascita del pensiero, della memoria e delle tracce del passaggio dell’uomo. L’insieme degli elementi costruisce un percorso che dal mondo minerale conduce a quello vegetale, animale e umano, suggerendo come la sopravvivenza non dipenda dalla forza ma dalla capacità di adattarsi, trasformarsi e trasmettere conoscenza attraverso il tempo. L’opera vuole così evocare la memoria del clima e la lunga storia di adattamento che lega l’uomo al proprio ambiente.

Il progetto “PALEOLITICA STREET FEST”, fortemente voluto dall’Amministrazione di Rignano Garganico, è finanziato nell’ambito del PNRR Componente M1C3 Turismo e Cultura 4.0 – Investimento 1.2 “Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi per consentire un più ampio accesso e partecipazione alla cultura”.

 

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“Paleolitica Street Fest”

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